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venerdì 18 settembre 2020

PAROLE IN VIAGGIO — il Blog di Tito Barbini

Tito Barbini

In primo piano per decenni, nella politica italiana, all’improvviso non ne senti parlare più. Chiedi e nessuno sa darti notizie. Poi scopri che ha fatto una cosa che molti vorrebbero fare, ma sognano soltanto: dare lo stop alla vita di sempre e partire. Tito Barbini, classe 1945, sindaco di Cortona a 24 anni, poi presidente della Provincia di Arezzo, infine per 15 anni assessore regionale prima all’Urbanistica e poi all’Agricoltura, amico personale di Francois Mitterand. Si mette dietro le spalle tutto questo e intraprende un viaggio lungo cento giorni, che lo porta dalla Patagonia all’Alaska. Cento giorni a piedi e in corriera, per bagaglio uno zaino. Da allora attraversa confini remoti e racconta i suoi viaggi e i suoi incontri nei libri. E’ ormai, a tempo pieno, scrittore di viaggi. Più di dieci libri, non solo geografia fisica, paesaggi e luoghi, ma geografia della mente. In Patagonia o nel Tibet, un mondo altro, fatto di dolori, speranze, delusioni. Nel 2016 è uscito il libro "Quell’idea che ci era sembrata così bella - Da Berlinguer a Renzi, il lungo viaggio"

Simon Radowitzky

di Tito Barbini - giovedì 12 dicembre 2019 ore 13:32

Simon Radowitzky
Simon Radowitzky

La storia di Simon Radowitzky mi ha inseguito per anni.

Fin dal mio primo viaggio in Terra Del Fuoco, nel lontano 2004. Spuntava qua e la in tutti i miei libri. Anzi, per essere preciso, la mia storia, comincia da quella volta che lessi il suo nome nella porta di una cella del Bagno Penale di Ushuaia, il carcere più freddo e dimenticato del pianeta.-Simon Radowitzky, Convicto155- Cosi c’era scritto nel cartello appeso vicino allo spioncino.Qualcuno, forse uno sconosciuto visitatore, penso a un fragile e delicato gesto femminile, aveva aggiunto sotto al nome stampato, una scritta a mano con un pennarello azzurro : Simon il ragazzo dagli occhi viola e dalle idee troppo grandi. 

Ogni volta che mi sono messo a raccontare una qualche storia alla fine del mondo lui c’è sempre stato. Mi affascinava questa figura che sembrava essere uscita da un romanzo di Dostoevskij. E quindi ho pensato più volte che la sua storia andava scritta. Affinché rimanga nella memoria di qualcuno. Ho ragionato anche che la sua storia completasse il mio viaggio iniziato con il cacciatore di ombre, Don Patagonia, proseguito poi con le avventure del pirata Pasqualino Rispoli e infine con la triste storia di Severino e America

Ho pensato, infine, che ne valesse la pena. Ho pensato anche che non sarebbe stato semplice per uno scrittore raccontare la storia della sua vita. Rassomiglia troppo a un romanzo d’avventure.Come ci ha ricordato Sandor Marai nella “recita di Bolzano” credo nella scrittura, perché la scrittura ha potere sul destino e sul tempo. 

Nulla di ciò che fai, desideri, ami e dici è destinato a durare. Passano le donne, tramontano gli amori. Sfumano le emozioni, e la polvere del tempo ricopre le tracce delle azioni compiute. Ma la scrittura rimane. È cosi che mi sono convinto che questa storia vada raccontata per intero. E siccome le storie, come gli amori, non durano, se non nelle parole che gli dedichiamo, ho deciso di mettermi a scrivere per raccontarvela. Non a spizzichi e bocconi come ho fatto nei miei libri ma partendo dall’inizio della storia, o almeno da quando sono riuscito a ricostruirla.

Perché quello che conta è cosa successe veramente. O anche quello che poteva succedere.

Auguri

Tito Barbini

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