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Giovedì 20 Agosto 2026

VIGNAIOLI E VINI — il Blog di Nadio Stronchi

Nadio Stronchi

Nadio Stronchi, autore di “Vignaioli e vini della Val di Cornia e Isola d’Elba”, è un appassionato cultore di vini e, più in generale, di mondo agricolo. Bibliofilo e instancabile ricercatore è stato promotore di attività enoiche dentro la storia locale Val di Cornia, Toscana

​Il tempo è galantuomo

di Nadio Stronchi - Martedì 18 Agosto 2026 ore 09:00

Anche per il vino è sempre stato così. Anzi, oggi, le certezze sono sempre meno. Certo! La scienza ha aiutato molto nel provvedere a migliorare le produzione dei vini con tutti gli accorgimenti che conosciamo, fino al cambiamento climatico. Però, i cicli vitivinicoli sono più lunghi di altre produzioni agricole-alimentari, perciò le modifiche sui terreni e sulle piante di vite richiedono pazienza. 

Succede, però, che le modifiche normative per la vitivinicoltura arrivano sempre in ritardo rispetto alle condizioni della natura, sopra ogni cosa il clima. Non possiamo non ammettere che gli studi e le previsioni che, oggi, discutiamo, sono materia di discussione e confronto con sfumature di giudizi che portano alle stesse conclusioni. La siccità è in parte risolta, il sole diretto sul frutto in parte si e in parte no. Cosa fare? 

Creare una vite diversa; Più resistente che dia il frutto più equilibrato nei suoi componenti qualitativi. Gli interventi genetici sulla pianta erano già in atto in certi studi di ricerca, ora sono concreti con leggi approvate dalla Comunità Europea. Cosa rimane di squilibrato nella filiera vitivinicola? L'egoismo umano che protende a creare sempre più vigneti, anche in zone non idonee alla vite, facendo molto più vino di quello che viene consumato, pensando, magari, che nuovi popoli, da costumi alimentari diversi, possano un giorno consumare un prodotto a loro sconosciuto. 

Intanto c'è molto vino da distillare. Cantina Italia”, giacenze di vino ancora in surplus sul 2025: 42,6 milioni di ettolitri (+6,9%). Sulla qualità dei vini prevista di quet'ultima vendemmia, l'Asso-Enologi preferisce aspettare a dare giudizi, dopo aver costatato che “danni” ha fatto il sole cuocente sul frutto uva. Fatte salve quelle zone enoiche di alta montagna le quali subiscono meno il calore avendo anche lo sbalzo termico notevole tra giorno e notte, che consente all'uva di crescere con più equilibrio.

A parte la qualità, il rapporto produzione-consumo non è un problema a se stante, è un elemento collegato al potere di acquisto dei consumatori. Tempo fa lessi un articolo di un economista mondiale sul potere di acquisto dei popoli, che diceva: Se noi risparmiassimo sul problema energetico, sull'acquisto alimentare e sui servizi, ci sarebbe molto più potere di acquisto e ci sarebbe equilibrio economico e produttivo. Ma la “guerra” tra nazioni sui vantaggi di ognuno di loro creano contraccolpi portando il consumatore ad eliminare da suoi costi ciò può farne a meno. 

Il vino è uno prodotto che tende a far parte del consumo di una parte ristretta di popolazioni, e le soluzioni sono due: produrre meno e sempre meglio dividendo la qualità dei vini tra quelli di base e quelli eccelsi. Il mondo del vino non può essere un “calderone” nel quale ci sono migliaia di etichette. Occorre rivedere il mondo enologico anarchico. Certo! pieno di libertà, ma nel quale molti produttori cadranno nel fallimento economico. Anche in Val di Cornia, molti produttori originari degli anni 1980, hanno venduto la loro azienda. In Val di Cornia siamo arrivati in ritardo sui miglioramenti enoici, ma finiremo insieme ad una parte di migliaia di produttori minori. Vincerà il vino “capitalista” che proviene da produttori protagonisti di cambiamenti enoici che richiedono investimenti notevoli, e che daranno sempre i migliori prodotti. Il sottoscritto, intanto, beve vino a basso costo; 

Ogni tanto, se trovo una degustazione pubblica mi ci “butto”. Insisto sul modo di far conoscere al consumatore dei vini che se non fossero presentati in assise pubbliche, non li conoscerebbero. Però c'è modo e modo di aumentare la cultura enoica: occorre fare degustazioni didattiche, dirette da produttori ed enologi, sviluppando intorno ad ogni vino un confronto sulle qualità. Poi, mi ripeto, il vino che sparisce per primo dalla tavola: quello è il più “buono”, ed occorre tenerne di conto. C'è già una minore vendita di vini di media qualità e di quelli eccelsi. Molte piccole e medie aziende in condizioni peggiori. Quest'ultime dovranno diversificare le tipologie dei loro vini; Non sarebbe male se molte di queste aziende confezionassero vini in Bag in Box o in damigiana. L'alternativa: è produrre meno.

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Vi propongo un rosato dell'Az. Rigoli del Comune di Campiglia Marittima, loc. Cafaggio-Rigoli. Della famiglia Nelusco Pini e dei suoi due figli. Prodotto con uv di Sangiovese, con vinificazione di un leggero contatto con le vinacce. Al colore: rosa brillante. Olfatto: armonico, fruttato e floreale. Gusto: fresco, equilibrato con una piacevolezza appagante. Alcol 12,50%. 

Nadio Stronchi

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