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sabato 15 agosto 2020

PSICO-COSE — il Blog di Federica Giusti

Federica Giusti

Laureata in Psicologia nel 2009, si specializza in Psicoterapia Sistemico-Relazionale nel 2016 presso il CSAPR di Prato e dal 2011 lavora come libera professionista. Curiosa e interessata a ciò che le accade intorno, ha da sempre la passione della narrazione da una parte, e della lettura dall’altra. Si definisce amante del mare, delle passeggiate, degli animali… e, ovviamente, della psicologia!

​Storia di un tacco a spillo, dell’ansia e della necessità di controllo

di Federica Giusti - venerdì 31 luglio 2020 ore 07:30

Io adoro camminare sui tacchi, soprattutto quelli alti. Corro anche sui tacchi! Però talvolta, se mi fermo a pensare di dover controllare il movimento per rimanere in equilibrio su 15 cm di tacco a spillo, beh, inizio a vacillare un po’!

Succede questo, si perde la capacità di fare con agilità anche le piccole cose se ci fermiamo troppo a voler tenere sotto controllo tutto…e questo non succede solo con i tacchi, ma anche con la quotidianità, almeno per qualcuno di noi.

È con questa immagine che voglio cercare di addentrarmi nell’universo dei disturbi d’ansia. Secondo la Ugazio, nota psicoterapeuta che da anni si occupa di psicopatologia, i soggetti con organizzazione fobica- per dirla in gergo psi- si muovono lungo le diverse polarità di quella che l’autrice chiama “semantica della Libertà”, in un costante scontro tra attaccamento ed esplorazione, libertà e dipendenza. Se da una parte, quindi, vorrebbero raggiungere la propria indipendenza ad ogni costo, dall’altra temono che questo possa significare perdere i legami con il passato, spesso identificato nella famiglia d’origine.

In questa cornice di riferimento il sintomo acquista un ruolo paradossalmente salvifico: diventa un modo messo in atto dal soggetto per adattarsi al contesto e cercare di “salvarsi”. Evidentemente non è il modo corretto, ma sembra essere l’unico a disposizione.

Nel caso specifico dell’ansia, il modo per combattere le spinte opposte di libertà e dipendenza sembra essere mettersi in una condizione di ipervigilanza costante, con tensione muscolare, irritabilità, difficoltà a concentrarsi, disturbi del sonno e rimuginio (DSM V). Già…il rimuginio. Sanno bene di cosa si tratti quelli che soffrono di disturbo d’ansia. È quella strana sensazione per la quale tutto si trasforma in un potenziale problema sul quale pensare e ripensare, in maniera ruminante e sterile.

Il contesto, spesse volte familiare ma non necessariamente né esclusivamente, è tale per cui non viene fornita al soggetto la giusta infusione di sicurezza, anzi, viene alimentata l’incertezza e ingigantita la conseguenza di un ipotetico errore. In altri casi, le persone che circondano il soggetto con difficoltà legate all’ansia, possono sembrare, agli occhi del soggetto stesso, non all’altezza dei compiti, per cui viene naturale sostituirsi ad essi e lavorare anche per loro.

Cosa fare? O, meglio ancora, si può fare qualcosa? Per fortuna la risposta è affermativa!

Innanzitutto è necessario prendere consapevolezza della propria situazione e delle difficoltà che sperimentiamo ogni giorno. Secondariamente, dobbiamo comprendere quanto riusciamo a gestire in autonomia e quanto no.

Se crediamo di poter sostenerne il carico ma di aver comunque bisogno di fare qualcosa per aiutarci, il primo step è parlarne con qualcuno (amico, familiare, collega…) oppure scrivere e narrare a noi stessi, così da mettere a fuoco il più possibile il problema. Utili esercizi possono essere le passeggiate o, comunque, le attività motorie, che ci permettono di scaricare la tensione. Anche lo yoga è un valido alleato. In generale, dedicare del tempo per sé e per i propri hobby è un rilassante naturale. Via libera, quindi, al giardinaggio, alla cucina, alla lettura, alla musica, al bricolage e chi più ne ha più ne metta! Senza dimenticare una particolare attenzione alla propria respirazione: concentrarsi qualche minuto, facendo inspirazioni ed espirazioni profonde, può aiutare a ritrovare un battito cardiaco adeguato, e, quindi, farci sentire meno tesi.

I rimedi “fai da te” sono sempre utili, ma, come in ogni contesto in cui ci sia di mezzo il proprio stato di salute, non vanno intesi come “pozioni magiche” in grado di risolvere ogni problema. Se la sintomatologia è intensa e ricorrente, se le problematiche sono molte e la qualità della vita ne risente in maniera significativa, è opportuno utilizzare il coraggio e contattare uno specialista.

Federica Giusti

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